Lettera lassù...Questa opera di libertà è per te.

La continua ricerca di quel senso di libertà assoluta, priva di ogni ordine, senza trincerarsi in una realtà apparente, raggiungere una meta a cui non si arriverà mai. Senza accontentarsi di essere una persona sola, di essere coerente, di avere provato abbastanza, di essere fatti cosi, di non avere una natura. 

Per vivere davvero ci vuole coraggio e ricerca continua, rinnovarsi ogni giorno, cambiando colori, pensieri e discorsi come fossero vestiti.

Cara Musa,

Ciò che vorrei è che tu, per un ultima volta ti prendessi ancora quello che c’è di così doloroso da qui. Tutti quei perché che somiglieranno ai tuoi, ai miei, a quelli che forse,anche se non ci siamo mai incontrati in questa nostra breve vita, ci hanno unito così. In questo modo, viscerale. 

Ho sperato che la tua anima, non fosse poi così pura, cercando spasmodicamente un motivo per farti allontanare, di non farti entrare, di credere che fosse stato un gesto disperato perché non amavi il posto in cui sei stata. E che amo io. Ma l’hai amato, forse ancor più di quanto riesca a farlo con me stesso.

Ti sarò grato e spero per la vita, perché hai dovuto addormentarti per sempre per risvegliare, una parte, tenuta così nascosta, assopita, tenuta prigioniera mia. Perché nel tempo l’ho dovuta allontanare, sminuire farci a pugni troppe volte. Quando il mostro è così grande non puoi vincere e vincere, lo scopro ora, sarebbe stata la mia più grande sconfitta. 

Bisogna vivere di energia, al di là di ciò che è giusto, di ciò che è sbagliato. Far ballare l’anima della sua essenza. Esprimere ciò che si è davvero, essere veri in tutto, lasciare che sia lei a dirti chi sei, chi sarai e Tu sei, sei stata, sarai. Perché l’arte è l’unico segno del nostro passaggio, del nostro cammino, ma a scoprire quanto costa a quelli come noi, l’hai dovuto provare in un soffio di vento. 

Cerco di immaginarmi il tuo ultimo respiro, avvicinandomi al vetro di questo finestrino per sentirti più vicina. Hai avuto il coraggio di farmi guardare dentro, perdermi nel buio, nel nostro velo nero che a volte mi incatena, che mi vuole rendere inadatto, che mi attrae, persuade, manipola, che rende ingiustamente recluso ma allo stesso tempo ci rende così speciali e innamorati. Drogati, di vita vera. Ed è proprio quando lo si è che si fanno follie, che si partorisce quella stella danzante che per sempre darà ispirazione a chi non ha mai visto uno spettacolo. A chi non ha mai visto i colori. 

In fondo penso sia stata arte anche questa, la consapevolezza di avere dentro l’universo, di avere quest’arma che più si usa è più ci consuma da dentro, che ci corrode, come avessimo l’acido al posto del sangue. E più cerchi di lavarlo via e più diventa aggressivo.

Il disordine non è una scelta, arriva e non se ne va. Sta a noi cavalcarlo e renderlo degno di ciò che siamo. 

E allora ballerò, brillerò, creerò per me, per te, per tutti quelli che sono nati per lasciare agli altri quei doni che ci pesano così tanto da renderci fragili come fossimo cristalli.

Ora è il momento di continuare il mio dipinto, aiutami, anche tu a renderlo imperfetto, aiutami a ricordarlo, a renderlo bello come il tuo. Perché dovrò riprenderci la mano all’inizio, ma sarà bello perché quando sarà finito, quando saranno finiti i miei colori, ne inizieremo uno insieme e sarà, in eterno, la nostra più grande opera d’arte.

Nicolò